Andrej Mussa, un naif post moderno… Cresce come pittore nella Langa degli anni ’80… dove i suoi genitori gestiscono a Monchiero il ‘Ristorante albergo della Stazione di Vivalda’, storico ritrovo culturale enogastronomico nella Langa. Papà pittore e mamma cuoca. L’odore dei colori ad olio sulla tavolozza mescolato nei pomeriggi in cucina dal profumo di brasato esercitano su di lui un affetto proustiano….
Mussa, comincia a tracciare forme colorate sulle cassette di legno che le contadine della Langa con le loro biciclette utilizzavano per trasportare la Toma, il formaggio tipico del territorio piemontese.
Oggi, lo studio dell’artista è incastrato sul Lago di Como… tra la cucina e una fumetteria. Qui, ogni cosa, ogni odore, ricordi e tendenze contaminano le sue ricerche pittoriche. Andrej Mussa vive continuamente nella ricerca di un tempo perduto… quegli anni ’80 Morettiani.
Nei weekend post moderni:
“Figure e amori paesani. Primi assaggi letterari e culinari. Merende di ex partigiani e anarchici, di negozianti e barrocciai. L’odore particolare e penetrante del formaggio Bruss che dalla cantina saliva su per le scale del ristorante. L’alba a Monchiero e il treno che mi portava a Bra… Il ritorno da scuola e il pranzo nella sala ristorante dei miei genitori. Le figurine Panini, il Subbuteo e una raccolta di Vinili brasiliani di bossa nova, i viandanti che sostavano… la stagione dei tartufai e del buon vino.
Giorgio Bocca, Claudio Bonichi, Gianni Gallo, Carlin Petrini e il conte Orengo nelle cene d’inverno.
Oggi, la stazione di Monchiero e la linea ferroviaria in Langa non esistono più, cancellate dall’alluvione del 1994…”


